Ma il personal branding è davvero unicità? Spoiler: no.

Una delle peggiori derivazioni del marketing, e delle materie annesse, per finalità commerciali, è la distorsione di concetti: uno di questi è quello per il quale il personal branding sarebbe unicità. No, non lo è. Ma perché? Vediamolo insieme.

Perché il personal branding NON è unicità?

In brevissimo, il branding è l’identità di un’azienda, di una marca o di un libero professionista.

Quell’identità che comunica, parla, vende. Quell’identità che detiene dei valori che possono spingere i consumatori a preferirla rispetto a un concorrente. Per esempio, l’essere sostenibili.

Purtroppo, molti addetti ai lavori non lo sono davvero. Non essendoci barriere all’ingresso, c’è chi si spaccia per professionista *inserire moda del momento* e vende fumo, più o meno consapevolmente.

Infatti, per chi non conosce il mestiere, la correlazione identità – unicità regge. In teoria, se voglio costruire una mia identità [brand], devo basarmi su chi sono. In pratica, purtroppo, è una convinzione errata, perché si fonda sul concetto, irreale, che il consumatore sia tenuto ad acquistare da te, be’, perché sei te. Sappiamo bene che non sia così.

Il personal branding è un risultato multifattoriale!

Sì, me ne rendo conto. Un titolo di paragrafo del genere profuma di quel trattato incredibilmente teorico che non riuscivamo a comprendere a scuola o all’università. Ma posso spiegare…

Il branding, in generale, sulla persona o meno, ha una finalità specifica: strutturare l’identità dell’azienda o professionista che sarà veicolata sul mercato, dove ci sono i consumatori, ma anche i concorrenti.

Dunque, non siamo solo noi. Ci sono tante altre aziende e realtà che fanno esattamente ciò che facciamo noi e che hanno la medesima finalità.

Come possiamo, allora, pensare che il tutto si riduca a parlare di unicità, quando dobbiamo convincere altre persone che non conosciamo [analisi di mercato] e superare la concorrenza degli altri [analisi di settore]?

Molte startup falliscono per questo motivo. Tanti progetti, personali e non, finiscono male per via di questo falso mito. Se la tua identità non collima con ciò che i consumatori sono e ciò in cui credono, sarai respinto.

Se la tua identità, per esempio, si fondasse sull’importanza degli investimenti consapevoli, ma il tuo business fosse vendere auto di lusso, difficilmente il tuo pubblico sarebbe attratto dalla tua proposta, anzi [beni di Giffen].

Praticamente, dire personal branding = unicità e costruirlo di conseguenza, è come giocare d’azzardo. Speri che ti giri tutto bene. Ma il mercato non è clemente, il consumatore è egoista [perché paga] e i concorrenti spietati.

Quindi, la prima affermazione che ci tengo a rendere chiara e perentoria è che il personal branding sia un risultato multifattoriale, di una vasta serie di attività, tra le quali c’è anche l’analisi della propria identità e dei valori.

Ma l’unicità è un valore davvero importante? Esiste davvero?

La seconda parte della riflessione, invece, è un po’ più generale: l’unicità è davvero un concetto così importante? E, soprattutto, esiste davvero?

Ho cercato fonti, pensieri e riflessioni. Ho riscontrato due correlazioni principali:

1. all’originalità [essere gli unici a fare/dire…]
2. all’autenticità [sono unico perché me stesso].

La prima correlazione è, a mio parere, utopistica. Nella società odierna, è quasi impossibile trovare qualcosa di incredibilmente originale e mai visto primo. Per un brand, oltre a riuscire in questa fantomatica impresa, dovrebbe anche risultare interessante per le persone.

Potrei presentarmi come il primo artigiano del marketing mancino, ma davvero interesserebbe a qualcuno?

Il secondo caso, invece, è più attinente. Il brand deve essere reale; non si può veicolare un’identità che non risponde alla realtà. Ma non è qualcosa che riguarda solamente il branding, così come per l’invenzione del marketing etico, bensì tutti gli aspetti di svolgimento del lavoro di un’azienda o un professionista. La contabilità, il modo in cui si eroga il servizio.

Essere autentici è la base della coerenza, a sua volta elemento chiave nei processi di acquisti dei consumatori. L’abbiamo visto con il caso di Chiara Ferragni, ma non solo.

Per cui l’unicità non è, secondo me, un valore distintivo. Ma lo è l’autenticità, che è uno degli ingredienti da considerare nella complessa ricetta di un branding funzionante.

Tu come la vedi?

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