Cos’è il marketing etico e, soprattutto, esiste?
Ci sono pochi argomenti che mi fanno fumare il cervello. Uno di questi, però, è indubbiamente il marketing etico.
Ne hai mai sentito parlare?
Spieghiamo in breve e potabile cosa sia questa, non così tanto, sorprendente novità.
Come viene definito il marketing etico
Sarei voluto partire a bomba, ma prima è necessario e corretto allinearci sulla definizione di marketing etico.
Il primo risultato, oggi, in SERP, definisce il marketing etico come l’insieme delle “pratiche di marketing che considerano non solo il profitto, ma anche l’impatto sociale e ambientale delle proprie azioni”.
Mica male. C’è davvero qualcuno in disaccordo con questa affermazione? Lo considero un validissimo fine.
Ma nel concreto, in parole povere, di cosa stiamo parlando?
Il marketing etico non esiste!
Il marketing etico non esiste! Lo affermo convintamente – e delicatamente -, da professionista del settore da anni, e lo argomento con tre punti semplici e comprensibili per tutti, anche i non addetti ai lavori.
Chiaramente, si tratta della mia personale visione e sono aperto al dialogo.
Il marketing è una materia: è neutrale!
Prima di tutto: cos’è il marketing?
Lascia perdere momentaneamente gli amici dell’AMA Board, Kotler e tutti gli altri grandi padri del marketing.
Il marketing è una materia. Una materia è un insieme di processi, organizzazione degli stessi e obiettivi. Per sua stessa natura, una materia è neutrale, non può prendere una posizione.
Studio difesa personale. Decido di andare in giro e menare sconosciuti a caso. Chi è poco etico: la disciplina di difesa personale o io, che sono stron*o?
Il principio è identico.
Come si può correlare una materia a un giudizio morale, peraltro aleatorio, come l’etica?
Il marketing rappresenta l’insieme dei processi che influenza la scelta di acquisto di un consumatore [Winer]. Il “come” si decida di impiegare questi processi non descrive la materia, bensì il metodo del professionista.
Il marketing etico e non etico: ci sono buoni e cattivi?
L’affiancamento del concetto di “etica” al marketing crea automaticamente una discriminazione: c’è il marketing buono, quello etico, e il marketing cattivo, tutto ciò che non rientra nell’etico.
È illogico. È come dire che, se non faccio beneficenza, sono una brutta persona. Ma non è vero e, soprattutto, non è vero nemmeno il contrario. Chi ci dice che chi faccia beneficenza sia, in assoluto, una bella persona nella vita?
E anche così, parliamo sempre del comportamento del singolo e non della beneficenza in generale.
Di conseguenza, un qualcosa di inanimato e che non è, sempre per sua definizione, votato a nuocere le persone, non potrà mai essere buono o cattivo.
O vogliamo credere che io, azienda che cerca di convincere i consumatori a comprare il mio prodotto / servizio, sia automaticamente cattivo perché non faccio sensibilizzazione?
Mi pare una visione “leggermente” limitata.
Il marketing è un’area funzionale: l’etica è aziendale!
Il marketing non è un mondo astratto, pieno di unicorni e fatine della pubblicità.
Il marketing è inquadrato, dalla stragrande maggioranza dei libri di economia aziendale, come un’area funzionale, al pari della produzione, della contabilità, della logistica. Un errore frequente è dissociare il marketing dal resto delle attività, magari perché lo si esternalizza a un’agenzia.
Quindi, aiutami a capire. Io posso fare marketing etico, sensibilizzando le persone a non inquinare, e contestualmente produrre le peggiore scorie del mondo. E l’etica dove sarebbe?
L’etica è del professionista, non del marketing
Ce l’hai fatta? Ci siamo fino a qui o ci siamo persi per strada? Siamo, finalmente, alle conclusioni.
Come premesso, il marketing è una materia e, in quanto tale, rimane neutra. L’etica appartiene a chi se ne occupa.
Un marketing svolto in modo NON ETICO è una concorrenza sleale sul prezzo, svalutando i servizi degli altri professionisti.
Un marketing svolto in modo NON ETICO è vendere corsi professionalizzanti, spacciandoli per tali, senza che quelle professioni siano richieste.
Un marketing svolto in modo NON ETICO è veicolare concetti “green” e puntualmente tradirli nella propria produzione.
Ma tu, preferiresti comprare un corso intitolato “Imparare il marketing etico” o uno “Imparare a essere un professionista etico”? E concludo l’articolo con un finale aperto, che funga da spunto di riflessione sul perché ci siano alcune novità.
